Chi è Giorgio Savastano, il ricercatore italiano corteggiato dalla Nasa

Due anni fa, al suo primo anno di dottorato in geodesia alla Sapienza di Roma, Giorgio Savastano ha avuto un’intuizione: sviluppare un algoritmo in grado di individuare uno tsunami prima che si abbatta sulla costa. Il tutto attraverso il sistema Gps, lo stesso che utilizziamo per geolocalizzarci con il cellulare. Due anni dopo, quell’idea non solo ha preso forma, ma Varion – questo il nome dell’algoritmo che sta per Variometric Approach for Real-time Ionosphere Observation – ha fatto guadagnare a Giorgio una collaborazione con quella che può essere considerata la Mecca degli ingegneri: il Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa. Il dottorando 27enne è da dicembre a Pasadena, in California, ed è da lì che, in un’intervista via Skype, ha raccontato all’Agi la sua storia (e quella del suo algoritmo).

Captare lo tsunami per allertare la popolazione
Il principio sviluppato da Giorgio, in collaborazione con Augusto Mazzoni e Mattia Crespi della Sapienza e con il Jpl ha lo scopo di “captare lo tsunami in anticipo in modo da diramare un segnale di allerta alla popolazione interessata”, spiega Savastano. In che modo? Varion sfrutta i sistemi di navigazione satellitare per osservare le perturbazioni nella ionosfera terrestre associate agli tsunami. La ionosfera è lo strato dell’atmosfera che si estende da circa 80 a 1000 km al di sopra della superficie terrestre. Una volta individuato l’evento, l’efficacia dell’algoritmo dipende tutta dalla distanza dell’epicentro dalla costa. “Più è in mare aperto, maggiore è il tempo che si ha per evacuare la zona che sta per essere colpita. Da alcuni studi che abbiamo condotto alle Hawaii, siamo in grado di affermare di essere in grado di anticipare l’impatto dell’onda anomala anche di mezz’ora”.

Dall’onda anomala a quella sismica
Il lavoro di Savastano, pubblicato anche sulla rivista Scientific Reports di Nature, trova la sua applicazione negli tsunami, ma potrebbe rivelarsi molto utile anche in caso di eruzioni vulcaniche o di terremoti. “Stiamo studiando tutte le potenzialità. Il principio è lo stesso dello tsunami, solo che le onde sismiche si propagano molto più velocemente rispetto a un’onda anomala, e questo è un problema tecnico non da poco”.

A Pasadena per la Nasa, con il cuore a Roma
Per Giorgio l’occasione della vita è arrivata all’inizio del 2016 con una borsa di studio del Consiglio nazionale degli ingegneri per trascorrere un periodo di tre mesi al Jpl. “Sono arrivato qui con un timore reverenziale, ma mi sono ritrovato catapultato in un ambiente molto informale, in cui tutti tendono a rimuovere le barriere. Nonostante la mia giovane età, mi è stata data subito l’opportunità di illustrare il mio lavoro in diversi seminari, mi hanno concesso molto spazio”. “Ho capito che la loro filosofia può essere riassunta in “non importa quanti anni hai, sentiamo cosa hai da dire e vediamo il tuo lavoro quanto vale”. Allo stesso modo, “ti danno molte più responsabilità”

Finiti i tre mesi californiani, Savastano è tornato a Roma, fino a quando non ha ricevuto una chiamata dal Jpl che gli proponeva di finire il dottorato a Pasadena. Tra l’Italia e gli Usa, Giorgio è riuscito a inserire anche un soggiorno a Taiwan per studiare i terremoti. “L’intenzione del team di ricerca del Jpl è quella di offrirmi un post-doc per continuare a lavorare su questa tematica. La mia quella di accettare. Da un lato mi mancano Roma e l’Italia, ma so che questo è un treno che non posso lasciarmi scappare. Ma in futuro mi piacerebbe tornare alla Sapienza”.